Cos'è il cyberbullismo ed il bullismo?

Il bullismo informatico, o cyberbullismo, è una forma di maltrattamento (to bull in inlgese significa: usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire) perpetrato su soggetti minorenni utilizzando le tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Messo in atto da una o più persone (bulli) nei confronti di altro individuo percepito come più debole (vittima), vi è insita la reiterazione di un atteggiamento e di una condotta di sopraffazione, esercitando un condizionamento psicologico lesivo, mediante contenuti (parole o immagini) immessi su social network, blog, email, sms, ecc., quanto costiuisca una rete virtuale di comunicazioni.

Ancorchè sia sovente estensione e prosecuzione del bullismo "tradizionale", il cyberbullismo assume connotati propri di fluidità e pervasività. Rilevano qui: la capacità di permeare le percezioni e la psicologia e la vita quotidiana dei giovanissimi, le cui attività di socializzazione avvengono sul web con altrettanta "realtà" che fuori di esso; la sua natura "virale", in grado di superare ogni confine e distanza nonchè di raggiungere un grande numero di osservatori e testimoni; la sequenzialità dei messaggi, talchè può sfumare fin quasi a dissolversi la individualità della deliberazione e della intenzionalità del messaggio nocivo; la possibile assunzione di una personalità in rete altra da sè, con conseguente affievolimento del senso del lecito e di remore etiche. Id il controllo degli adulti è reso vieppiù difficoltoso dal divario generazionale in termini di alfabetizzazione digitale.

L'espressione "bullismo" ha fatto ingresso nel linguaggio delle leggi nel 2012.Successivamente la “prevenzione ed il contrasto di ogni forma di discriminazione e di bullismo, anche informatico” sono stati posti dalla legge n. 107 del 2015 (recante riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione nonché delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti) tra gli obiettivi di potenziamento dell’offerta formativa (articolo 1, comma 7, lettera l)).

Le condotte riconducibili a fattispecie di reato punite dal codice penale o da leggi speciali

Esso si scompone nelle condotte riconducibili a fattispecie di reato punite dal codice penale o da leggi speciali, come ad esempio molestie (articolo 660 del codice penale), minaccia (art. 612 c.p.), stalking (art. 612-bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), diffamazione (art. 595 c.p.), sostituzione di persona (art. 494 c.p.), furto d’identità digitale (art. 640-ter c.p.), trattamento illecito di dati (articolo 167 del decreto legislativo n. 196 del 2003, codice della privacy) – fattispecie per alcune delle quali l’utilizzo dello strumento informatico si configura come aggravante.

In sede giurisprudenziale (civile di risarcimento per fatto illecito ex articolo 2043 del codice civile, e penale) sono stati determinati pertanto alcuni profili. Per quanto riguarda l’imputabilità, vige il principio generale (posto che i bulli maggiorenni sono soggetti alla disciplina ordinaria) sancito dall’articolo 98 del codice penale, che prevede l’imputabilità del minorenne con più di 14 anni al momento del fatto, del quale sia riconosciuta la capacità di intendere e di volere. L’imputabilità del minore con età inferiore a 14 anni è invece esclusa dall’articolo 97 del codice penale (tuttavia, ove egli sia ritenuto pericoloso, tenuto specialmente conto della gravità del fatto e delle condizioni morali della famiglia in cui il minore è vissuto, il giudice minorile ne ordina il ricovero in riformatorio giudiziario o lo pone in libertà vigilata: art. 224 c.p.). 

Gli atti di bullismo, ove connotati da particolare gravità, possono giustificare misure cautelari. Per quanto riguarda la titolarità del diritto di querela, essa è in capo al minore se ultraquattordicenne (il minore infraquattordicenne ne è privo), e convive con l’autonomo analogo diritto in capo all’esercente la potestà genitoriale. Ove vi sia diversità di orientamento, prevale la volontà orientata all’esercizio del diritto di querela.

Il lessico utilizzato

Quanto alle puntuali manifestazioni del cyberbullismo, vi è un variegato lessico per designarle:

– cyberstalking ossia persecuzione per via informatica: molestie e denigrazioni ripetute e minacciose, mirate a incutere paura ed ansia;

– esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo on line per provocare in essa un sentimento di emarginazione;

– exposure ossia rivelazione di informazioni private imbarazzanti su un’altra persona;

– flaming: messaggi on line violenti e volgari intesi a suscitare (infiammare, testualmente) battaglie verbali in un forum;

– harassment ossia molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno; denigrazione: sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione, via e-mail, messaggistica istantanea, gruppi su social network ecc.;

– impersonation ossia sostituzione di persona: farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili;

– sexting (dalla fusione di sex e texting, ‘scrivere messaggi’): invio di messaggi, immagini o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti tramite dispositivi informatici;

– trickery: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.

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