Percorso

Il Banco - Idee nate tra i banchi di scuola

E’ stato un anno scolastico particolare …un anno davvero speciale,

tutti siamo  stati messi a dura prova  e nonostante la distanza abbiamo creato un  forte legame con i nostri bambini e con i genitori che si sono rivelati un elemento assai prezioso, abbiamo trasferito la nostra piccola scuola nelle case, dove siamo  state accolte con calore e amore, ci siamo sentite a nostro agio ,proprio  come persone di famiglia.

Saluti1                     Saluti2                               Saluti3

Ai nostri bambini non abbiamo fatto mancare nulla, molti i suggerimenti didattici da realizzare tranquillamente insieme a mamma e papà, utilizzando  materiale facilmente reperibile, ma soprattutto è venuto fuori il piacere di stare insieme, la nostalgia della quotidianità che veniva colmata  dai collegamenti skype.

Saluti4Durante questo periodo di separazione le emozioni son venute fuori moltiplicandosi:Saluti5 ”La paura, la tristezza, la felicità, la rabbia…..”e ascoltando “le favole al telefono” abbiamo cercato, alla maniera rodariana, di dare una definizione della felicità, attraverso un compito di realtà  ,perché con i bambini bisogna parlare di felicità, spingerli a cercarla  nelle cose semplici ,proprio come“ Alice cascherina che finita in una conchiglia era felice, perché sentiva il rumore del mare”.

Insieme ai nostri bambini per la chiusura di questo anno scolastico anomalo, ma intenso, faremo una resilienza a distanza sul significato di felicità …. il prodotto finale? Un semplice laboratorio teatrale  dal titolo “Felici di essere amici anche a distanza”, laboratorio che coinvolgerà l’intera famiglia.

Saluti6Questo sarà un modo originale per festeggiare,anche, i remigini che riceveranno un Saluti7diplomino virtuale  e soprattutto  salutarci con la consapevolezza  che insieme abbiamo superato grosse difficoltà ,con la promessa che ci incontreremo per scambiarci i regali ,i disegni e le foto custodite nella scatola dei ricordi che ognuno ha preparato con tanto amore. Ai bambini che rimangono auguriamo buone  vacanze e ci rivedremo a settembre,mentre a quelli che frequenteranno il primo anno di scuola primaria auguriamo buone vacanze ,buona fortuna e sarete sempre nei nostri cuori……….

  

Buone Vacanze a tutti

 

 

#Scuola dell'Infanzia di Coccorinopenna

Carissimi bambini l’anno scolastico sta per concludersi.

Noi maestre ricordiamo i primi giorni di scuola quando abbiamo accolto le vostre gioie nel rivederci, i pianti dei nuovi bambini che si affacciavano per la prima volta nella nostra scuola. Sono stati giorni spensierati ricchi di abbracci, baci, coccole, di giochi per voi e con voi.

Abbiamo passato tanti giorni insieme a condividere: le vostre e le nostre emozioni, le preoccupazioni, a gestire le paure, a dare tranquillità e sostegno a chi era più fragile, a gratificare tutti voi ogni volta che facevate dei piccoli passi nelle vostre conquiste e nel raggiungimento dei vostri traguardi. Tutti insieme avete partecipato con entusiasmo alle proposte delle maestre e noi siamo state contente dei vostri risultati. La nostra quotidiana vita scolastica è fatta di tanti piccoli momenti dove la costante è il contatto con voi bambini. Tutto questo, un bel giorno ci è stato tolto a causa dell’emergenza sanitaria che ha sconvolto la vita di tutti noi. E così ci siamo ritrovati, dall’oggi al domani, tutti chiusi nelle nostre case…

Infanzia Nicotera

Durante questo periodo siamo andati avanti tutti insieme adeguando la nostra vita scolastica alle nuove esigenze. Abbiamo continuato con le nostre attività ma in modo diverso, abbiamo sentito le vostre voci, visto le vostre immagini, i vostri lavori, e siamo davvero orgogliosi di tutti voi. Ma la nostalgia di voi è grande nei nostri cuori, ci siete mancati tantissimo. I vostri baci, i vostri abbracci e anche i vostri pianti li abbiamo desiderati ogni giorno di più. Sappiamo che anche a voi bambini manca la scuola, le maestre, i compagni, i collaboratori scolastici, la signora della mensa. Tanti di voi ci hanno chiesto: “quando si ritorna a scuola? La scuola ci manca tanto”. Noi maestre vi diciamo che manca tanto anche a noi. Un doveroso grazie da parte di tutte noi va ai genitori, a cui va la nostra gratitudine, senza il vostro aiuto non avremmo potuto gestire l’emergenza. Il legame che abbiamo creato e condiviso non è mai venuto meno, anzi si è rafforzato in questa situazione, il vostro contributo è stato essenziale nel percorso scolastico dei nostri bambini. Ai bambini che il prossimo anno andranno in prima auguriamo di intraprendere con serenità e gioia il nuovo cammino di crescita ricordando che siamo sempre pronte ad accogliere i vostri abbracci tutte le volte che ci incontreremo. Noi maestre ci auguriamo di poter tornare presto a giocare, cantare, colorare, dipingere, insiemi a voi. Ma soprattutto ad ABBRACCIARE ognuno di voi. 

Grazie di cuore. Le vostre maestre.

 

#Scuola dell'Infanzia di Nicoterapenna

TERRITORIO

calabriaLa Calabria è una penisola bagnata da due mari, il Mar Ionio e il Mar Tirreno, e separata dalla Sicilia dallo Stretto di Messina.

Il territorio è per la maggior parte montuoso e collinare.

I gruppi montuosi appartengono alla catena dell’APPENNINO CALABRO e hanno nomi differenti: MASSICCIO DEL POLLINO, ALTOPIANO DELLA SILA, ASPROMONTE.

In questi luoghi sono stati istituiti diversi parchi nazionali allo scopo di proteggere la flora e la fauna del luogo; PARCO NAZIONALE DEL POLLINO, PARCO NAZIONALE DELLA SILA, PARCO NAZIONALE DELL’ASPROMONTE.

Le pianure sono poche e di origine alluvionale; prendono il nome del fiume che le attraversa o dalla citta’ vicina.

Le principali pianure sono: PIANA DI SIBARI, PIANA DI CROTONE (chiamata pure Marchesato), PIANA DEL LAO.

I fiumi non hanno una portata d’acqua regolare, il loro corso e’ breve perche’ le montagne da cui nascono sono vicine al mare; spesso in estate sono in secca e in primavera sono in piena. I principali sono: il CRATI, il NETO, il TRIONTO.

Il clima è mediterraneo lungo la costa, con estati fresche e ventilate ed inverni miti, verso l’interno diventa piu’ freddo sia in estate che in inverno. Nella stagione invernale sono frequenti le nevicate sulle cime piu’ alte.

Capoluogo: CATANZARO.

Citta’ metropolitana:  REGGIO CALABRIA.

Citta’principali: COSENZA, CROTONE, VIBO VALENTIA.

L’ECONOMIA

La regione Calabria e’ al secondo posto in Italia per la produzione di agrumi. In particolare cedro e bergamotto. Si coltivano anche viti, ulivi, ortaggi e liquirizia.Bergamotto

Alcuni di questi prodotti sono IGP e conosciuti in tutto il mondo, come la cipolla rossa  di Tropea  e il bergamotto coltivato nella  provincia di Reggio Calabria.

Le industrie sono poco sviluppate e concentrate nella zona di Crotone e Gioia tauro.

La risorsa piu’ importante e’ il turismo: sia lungo la costa tirrenica sia lungo quella ionica vi sono moltissime e rinomate localita’ turistiche come Tropea, Nicotera,

 Reggio Calabria, Roccella Ionica con il suo castello, all’interno Stilo con la sua  Cattedrale, Bivongi con le sue cascate e molte altre.

TROPEA e la CIPOLLA ROSSA.

Santa Maria dellIsolaTropea e’ un bellissimo borgo balneare affacciato sul Mar Tirreno. E’nota per le sue spiagge, il centro storico sulla scogliera e le apprezzate cipolle rosse.

Il paese conserva antichi palazzi, una cattedrale del XII secolo dedicata alla Madonna di Romania protettrice della citta’, l’antica chiesa di Santa Maria dell’Isola che sorge su uno scoglio affacciato sul mare.

E’ una delle mete turistichepiù frequentate da turisti in vacanza in Calabria; la sua spiagga e’ considerata una delle più belle della Costa degli Dei e dell’Europa, insieme al suo incantevole belvedere sul mare.

In Calabria sembra che la cipolla sia stata introdotta dai Fenici nella zona del vibonese. Questo prodotto si e’ diffuso con maggiore intensita’ nel periodo borbonico, e adesso e’ conosciuta in tutto il mondo.

Dolcissima, croccante e rossa, sono queste le caratteristiche che rendono tanto desiderata e appetibile la” cipolla rossa di Tropea” definita per le sue qualita’“oro rosso di Calabria”.

Piatto tipico di Tropea e’ la frittata di cipolla, e l’insalata Tropeana ingrediente principale e’la cipolla.

NICOTERA E LA DIETA MEDITERRANEA.

Non potevamo non parlare della nostra amata e bella “NICOTERA,” per le sue bellezze e la dieta mediterranea che la rese famosa in tutto il mondo.Nicotera Marina

La città di Nicotera prende il suo nome dal termine romano Nicotiria, che vuol dire "Segno della Vittoria". Infatti fu fondata dall'imperatore Augusto nel I secolo a. C. dopo aver vinto una battaglia davanti alla costa contro Sesto Pompeo.

Nel 1065 fu fortificata, dopo le numerose incursioni saracene del X secolo, da Roberto il Guiscardo. Dopo essere stata distrutta e riedificata nel corso dei decenni successivi, nel duecento venne conquistata da Federico II, che la condusse verso il suo massimo splendore.

Nicotera, insignita nel 2003 del titolo di città con Decreto del Presidente della Repubblica, è un comune italiano di circa 6000 abitanti, situato in provincia di Vibo Valentia. E’la città più meridionale fra quelle che costituiscono la Costa degli Dei, dotata di un incredibile affaccio a strapiombo sul mar Tirreno, dove si possono contemplare i riflessi dorati del sole sull’enorme specchio d’acqua che si estende a perdita d’occhio, fino ad incontrarsi e confondersi con l’azzurro del cielo e delle montagne lontane.

Salendo verso la collina si possono scorgere i primi tesori di Nicotera: il CASTELLO RUFFO che risale all’arrivo dei Normanni a Nicotera.

 Dietro al castello troviamo Piazza Santa Caterina, una piazza duecentesca ricca di palazzi nobiliari.

Addentrandoci nei vicoletti, a ridosso della cattedrale, troviamo l'antico quartiere ebraico o Giudecca, costruito da Federico II per ospitare gli ebrei di Nicotera.

Da non perdere il Museo Diocesano di Arte Sacra della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, con l'esposizione di numerosissime collezioni di oggetti sacri e profani, alcuni risalenti anche all'età greco-romana.

A poca distanza dalla stazione ferroviaria, si trova un antico tesoro sconosciuto a molti: la cava romana di Nicotera. Due vasche rotonde e molte colonne stese, raggruppate a terra creano una strana atmosfera, un ritorno al passato, un posto suggestivo poco valorizzato.

Bellissimi da vedere sono anche la Chiesetta della Madonna della Scala e la Chiesa di San Francesco.

Ma il vero gioiello della citta’ di Nicotera e’ il Duomo o Cattedrale di SANTA MARIA ASSUNTA, scrigno di tesori inestimabili e di un crocifisso in legno del 1590, colpito da sette pallottole durante l’incursione dei turchi entrati in chiesa per saccheggiare, oggi ancora visibili. Per concludere il largo Duomo con il terrazzo a strapiombo sul Mar Tirreno.

La Dieta Mediterranea, dichiarata dall’UNESCO “PATRIMONIO IMMATERIALE DELL’UMANITA’ e’ un altro fiore all’occhiello di Nicotera.

 Essa e’ uno stile di vita più che un semplice elenco di alimenti, questo e’ quanto emerso dagli studi effettuati dal dottor Ancel Keys negli anni 60 a Nicotera, che ospito’la sede per lo studio della dieta mediterranea.

Le caratteristiche della dieta mediterranea sono: abbondanti alimenti di origine vegetale (fruttaverduraortaggipane e cereali, soprattutto integrali, patatefagioli e altri leguminoci, semi), freschi, al naturale, di stagione, di origine locale; frutta fresca, dolci contenenti zuccheri raffinati o miele poche volte la settimana; olio di oliva come principale fonte di grassi; latticini (principalmente formaggi e yogurt) consumati giornalmente in modesta-moderata quantità; pesce e pollame consumato in quantità abbastanza bassa; da zero a quattro uova la settimana; carni rosse in minime quantità e vino consumato in quantità modesta-moderata, generalmente durante il pasto.

REGGIO CALABRIA E IL BERGAMOTTO

Reggio Calabria fu una fiorente citta’ della Magna Grecia e successivamente alleata di Roma. Poi fu una delle grandi metropoli dell'Impero bizantino e fu sotto le dominazioni dei normanni, degli svevi, degli angioini e degli aragonesi. Fu distrutta da gravi terremoti nel 1562 e nel 1783. Entrò a far parte del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie e passò quindi al Regno d'Italia. Nel 1908 subì le distruzioni di un altro terribile terremoto e maremoto, quindi fu ricostruita  ma poi parzialmente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Reggio Calabria, citta’ metropolitana, e’ il comune costiero piu’a Sud della Calabria, separato dalla Sicilia dallo stretto di Messina; i suoi tesori da visitare sono il Museo Nazionale della Magna Grecia, il Castello Aragonese, il lungomare Falcomata’, l’Arena dello stretto, la Pinacoteca Civica, e la Basilica Cattedrale Maria S.S .Assunta.

Da non dimenticare, il Museo del Bergamotto che mette in mostra gli strumenti utilizzati per estrarre l’essenza da questo agrume.

Il bergamotto e’ un agrume tipico calabrese, la sua coltivazione risale con ogni probabilita’al XI secolo e si diffuse nei secoli successivi fino ai nostri giorni, diventando una delle principali fonti di ricchezza dell’economia calabrese ed in particolare della provincia di Reggio Calabria. La sua pianta ha trovato qui un territorio molto fertile per le condizioni climatiche favorevoli alla sua fruttificazione, in particolare lungo la fascia di terra che va da Villa San Giovanni a Marina di Gioiosa Ionica.

 Il frutto presenta una buccia sottile, liscia che va dal colore verde al giallo limone da cui si estrae l’essenza usata in molti settori.

 Nel campo della cosmesi per la produzione di profumi e cosmetici.

Nel campo della medicina, in particolare in dermatologia viene prescritto sotto forma di lozione per risolvere problemi dermatologici e non solo, l’inalazione e’ utile per risolvere problemi respiratori.

Nel settore alimentare e dolciario dove viene usato per la produzione di liquori, caramelle, gelati, bibite e dolci, prodotti artigianalmente e commercializzati in Calabria e all’estero.                             

LA STORIA: LA MAGNA GRECIA.

Durante l’eta’ della pietra la Calabria fu abitata da popolazioni indigene. Questi popoli, che vivevano in gruppi familiari, insediati sulle colline in semplici capanne di legno e frasche con intonaci di fango, erano dediti alla pastorizia, e quindi si spostavano periodicamente in piu’ luoghi alla ricerca di foraggi per gli animali.

Successivamente, XIII secolo a.c., la Calabria fu interessata dalle prime migrazioni micenee. Con l’arrivo dei Micenei nella regione si assistette alla nascita delle prime forme di associazioni organizzate, nascevano i primi villaggi composti da capanne di frasche e fango, e la prima gerarchizzazione sociale ove il comando era nelle mani degli uomini mentre le donne si dedicavano alla cura della casa.

Tra l’VIII e il VI secolo a.C. sulle coste della Calabria giunsero i Greci in cerca di fortuna, che vi fondarono numerose citta’. Queste colonie divennero cosi ricche e potenti che il loro territorio fu detto Magna Grecia (Grande Grecia).

Città come Rhegion (Reggio Calabria), Sybaris (Sibari), Kroton (Crotone) e Lokroi Epizephyroi (Locri Epizefiri) divennero così floride e potenti da fondare a loro volta altri insediamenti o  subcolonie: Medmea (Rosarno), Metauros (Gioia Tauro), Taureanum ( Palmi), Terina (Lamezia Terme), Hipponion ( Vibo Valentia). Solo le invincibili legioni di Roma, attorno al 280 a.C., riuscirono a privarle della loro autonomia.

Oggi possiamo visitare molte aree archeologiche di suggestiva bellezza del passato greco della Calabria e numerosi musei con collezioni ricchissime.

L’area archeologica di LACRI EPIZEFIRI, e il museo ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI LOCRI.

Un’altra area suggestiva è quella di Monasterace, corrispondente all’antica Kaulon: sulla spiaggia restano i ruderi di un imponente tempio dorico, mentre ancora leggibili sono i resti delle mura, databili dal VII al III sec. a.C. Tra le abitazioni del centro urbano, celebre la Casa del Drago, scoperta nel 1960, dove è stato rinvenuto uno dei più bei mosaici della Magna Grecia, di epoca ellenistica.

L’area archeologica di Capo Colonna, a 10 km da Crotone, che ospita un MUSEO ARCHEOLOGICO, dove troviamo una Colonna che faceva parte del santuario dorico dedicato alla dea Hera Lacinia, risalente al V sec. a.C. I reperti provenienti dal tesoro del tempio, invece, tra cui lo splendido diadema, sono ospitati nel Museo Archeologico Nazionale di Crotone.

Infine, meritano almeno una menzione le due aree di Sibari e quella di Scolacium, a 10 km dall’attuale Squillace. Attualmente i resti visibili di teatri, abitazioni, terme, tabernaee edifici di culto, sono quasi completamente attribuiti all’epoca romana. Da visitare il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, che ospita il bel bronzo Toro cozzante, del V sec. a.C.

Spostandosi sulla costa tirrenica, la città di Hipponion, ribattezzata poi dai Romani Vibo Valentia, è un esempio di subcolonia: fondata da Locri Epizefiri nel VII sec. a.C., ha fornito agli archeologi materiale interessante e talvolta rarissimo, come lalaminetta in orodel VI sec. a.C., ripiegata più volte e incisa con una formula magico-religiosa, che faceva parte del corredo funebre di una donna. Grazie alla formula, la defunta avrebbe potuto attraversare gli Inferi indenne e arrivare ai Campi Elisi, assicurati ai seguaci della religiosita’ orfica tipica della Magna Grecia.

Bronzi di RiaceInfine la citta’di Reggio Calabria, dove le testimonianze greche si limitano a qualche resto della cinta muraria (IV sec. a.C.) e poco altro, perche’ in parte sono state distrutte dai terremoti e dalle successive dominazioni, ma in compenso la città ospita il MUSEO NAZIONALE DELLA MAGNA GRECIA. Tra le sue perle, iBronzi di Riace, celeberrime statue in bronzo della metà del V secolo, il gruppo dei Dioscuri che scendono da cavallo, proveniente da Locri Epizefiri e la testa in marmo di Apollo, proveniente dal sito di Punta Alice (Cirò Marina). E ancora, il Kouros di Reggio, statua in marmo del VI sec. a.C. e, da Locri Epizefiri, la collezione di pinakes, bellissimi ex voto in terracotta, e le tavolE bronzee provenienti dall’archivio del tempio di Zeus, che attestano prestiti ricevuti dalla città per la realizzazione di opere pubbliche.

Si tratta di due statue in bronzo che raffigurano due opliti o guerrieri. Facevano parte del carico di una nave naufragata nel mare di Riace, sulla costa ionica, e furono ritrovate per caso da un pescatore. Le due statue, denominate “A” e “B”, e ribattezzate a Reggio come “il giovane” e “il vecchio”, sono alte rispettivamente 1,98 e 1,97 m, e il loro peso e’ di 400 kg circa.

LA TARANTELLA CALABRESE
UNA TRADIZIONE CHE PARTE DALL’ANTICA GRECIa.

Dalle nostre parti, molte cose sono dirette discendenti dell’antica Grecia, che qualche secolo prima della nascita di Cristo pensò bene di stabilire la propria cultura nel sud dell’Italia arricchendo così la Calabria di cultura, sapori, tradizioni che ancora oggi sentiamo fortemente.

Un esempio?  I Cudduraci, Curudi, curuni…
Un alimento diffuso in tutta la Calabria e in Sicilia. Ma da dove viene?
Il termine viene dal greco antico
Kullùra che vuol dire Corona, ancora oggi hanno questa forma.

Le nostre origini greche li troviamo ovunque, nei nostri sapori culinari, nei siti archeologici disseminati nella nostra terra, in alcuni mestieri ancora oggi presenti, nella nostra lingua,nei nostri volti.

Esiste ancora una zona, denominata “area grecanica” o “Bovesia” in cui si parla la lingua greca. I paesi in cui si parla ancora il greco sono: Bova, Gallicianò, Roghudi, Roccaforte del Greco in provincia di Reggio Calabria.

Anche LA NOSTRA TARANTELLA è figlia di quell’antica cultura.

La tarantella calabrese ha un simbolismo legato alla comunità e al territorio. Originariamente si ballava intarantella occasioni di festa o in ricorrenze particolari, sia pubbliche che private. Il contesto era sempre la “rota”, un cerchio che veniva composto dai danzatori che disegnava l’area dove si svolgeva la musica e il ballo e che identificava metaforicamente il territorio. Il “maestro di ballo” dirigeva l’andamento del rito e invitava le coppie al centro della “rota” per ballare; poteva essere un ballo di pura gioia, quando si danzava insieme a un parente o amico, un ballo di potere, se al centro vi erano figure importanti della comunità, un ballo di competizione se ad esibirsi insieme erano persone dello stesso sesso.

La musica, di solito allegra e ritmata, si esprimeva e si esprime con gli affascinanti strumenti della nostra tradizione: la zampogna, l’organetto, il tamburello, la lira calabrese. Quest’ultima in particolare era anticamente molto usata nelle colline che affacciano sul nostro mare, nella zona del Monte Poro. Questa meravigliosa cultura e tradizione la incontriamo ancora oggi durante le feste patronali calabresi, o  al Kaulonia Tarantella Festival che si tiene sulla costa jonica della Calabria, festival dedicato alla Tarantella.

I GIGANTI TRADIZIONE CALABRESE E NON SOLO…

I Giganti sono due fantocci di cartapesta che raffigurano solitamente una donna bianca di nome Mata ed un guerriero nero di nome Grifone, vengono portati a spalla o trainati, danzando al ritmo di tamburi, per le vie di Messina, Palmi, Nicotera, tropea e di altre località della Sicilia e della Calabria, in occasione di festività cattoliche patronali o di altri eventi.

Sono identificati nei leggendari fondatori della città di Messina e da questo deriva la loro importanza nella tradizione folcloristica.

LA STORIA SECONDO LA TRADIZIONE: LA LEGGENDA.

A Messina viveva una bellissima ragazza alta e formosa, piena di virtù e fervente cristiana; era figlia di re Cosimo II da Castelluccio e si chiamava Marta (in dialetto Mata). Verso il 910 d.C. un gigante moro di nome Hassan Ibn-Hammar sbarcò in Sicilia, precisamente a Messina, con cinquanta suoi compagni pirati e incominciò a depredare il territorio. Un giorno, durante una delle sue crudeli imprese, il moro vide la bella fanciulla e se ne innamorò alla follia. Il moro chiese la regina Marta in sposa, ma ne ebbe un rifiuto. Ciò provocò l'ira del gigante che cominciò a uccidere e saccheggiare con maggiore crudeltà di prima. I genitori, atterriti, nascosero Marta in un loro podere, ma il moro scoprì il rifugio e la rapì con la speranza di essere amato e di sposarla. Marta non ricambiava il suo amore ed egli cercava di persuaderla un poco con la dolcezza, un poco con la violenza e la crudeltà. Ma Marta resisteva trovando forza nella preghiera. Alla fine il gigante moro per amore di lei si convertì alla religione cristiana e cambiò il suo nome in Grifo che, per la sua imponente statura, diventò gigante Grifone. Marta, commossa e ammirata, ricambiò il suo amore e accettò di sposarlo. Ebbero tanti figli e la tradizione attribuì loro la fondazione della città di Messina.

ORIGINI STORICHE

La più attendibile storia sulla nascita dei Giganti è però legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190. In tale anno, Riccardo I Re d'Inghilterra, più comunemente noto col nome di Riccardo Cuor di Leone, giunse a Messina da dove doveva muovere la Terza crociata che era stata indetta da papa Gregorio VIII per liberare dai musulmani il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Durante la permanenza in città il monarca si accorse che i messinesi erano privi della libertà perché ancora oppressi dai greci bizantini.

Essi infatti si erano impossessati di tutte le cariche politiche, civili ed amministrative gestendo la giustizia a loro piacimento con provvedimenti impopolari ed inappellabili emanati dalla sicura fortezza di San Salvatore, strategicamente posta all'imbocco del porto. Il Re d'Inghilterra, non volendo usare la forza per soggiogarli, pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfonia, situato proprio di fronte alla fortezza, un imponente ed inespugnabile castello. Prima ancora che venisse ultimato, il popolo lo adottò battezzandolo col nome di Matagriffon coniando Mata, da Macta (ammazza) e, Griffon da Grifone (ladro). I greci bizantini dimostrarono di aver inteso il messaggio, abbandonando per sempre la città, così che il popolo Messinese riacquistò la tanto sospirata libertà.

Per festeggiare l'evento e tramandarlo alle generazioni future, i messinesi portarono nelle piazze il castello di Matagriffon in cartapesta per poi sdoppiarlo nel nome e con le sembianze dei fondatori della città. Li chiamarono "'A Gigantissa" e "U Giganti", ma anche Mata e Grifone. In tal modo la colossale coppia divenne l'emblema della loro libertà e l'omaggio agli antichi fondatori. Ai Colossi, rappresentati su due cavalli finemente addobbati, venne nel tempo accostato un finto cammello che veniva bruciato nelle piazze al termine delle feste di mezz'agosto, per simboleggiare la sconfitta degli empi dominatori saraceni scacciati nel 1060 dalla città dal Conte Ruggero I il Normanno.

I GIGANTI IN CALABRIA

Anche in Calabria i Giganti rappresentano e ricordano allegoricamente la liberazione dal dominio dei Saraceni  ed  il  loro ballo vuole rievocare proprio la conquista della libertà da parte dei Calabresi. Infatti il re turco Grifone, rappresenta il predatore e Mata la sua preda.

Ma ci sono storie  e leggende e poi leggende diventate realta’.A San Leo di Briatico, e’ qui che la leggenda si e’ fatta storia di una realta’ fino ai giorni nostri.

Si dice infatti che quando il re Gioacchino Murat, nel 1815, venne per approdare sulle coste Calabre, doveva sbarcare sulla spiaggia della cittadina di Briatico.

Quel giorno, a Briatico piccolo borgo dell’attuale provincia di Vibo Valentia, era festa. Dunque come tradizione, la parata mitica dei giganti. Il rullo dei tamburi, le grida, la folla, il suono della grancassa e la vista dei giganti, spaventarono i francesi. Allora per paura che fossero incursori e assaltatori, pericolosi per la propria sicurezza, proseguirono nel loro viaggio piu’ avanti finche’ sbarcarono sulle spiagge di Pizzo Calabro.

Il rituale del ballo dei due fantocci di cartapesta per alcuni antropologi addirittura simboleggia la continua lotta tra Islam e Cattolicesimo. Non è concepibile pertanto una festa patronale in cui non vi sia l’affascinante ballo dei Giganti che ormai fa parte della tradizione folcloristica calabrese e rappresenta pure una grande attrazione

turistica.

classe V 2019 2020

#Scuola Primaria di Nicotera Marina - Classe Quintapenna

Questa è la domanda ricorrente che i bambini della nostra scuola dell'Infanzia ci pongono con occhietti sgranati in una speranzosa  risposta positiva. Ogni qualvolta ci vediamo, nei nostri incontri via Skype, inevitabilmente ci formulano questa domanda.

I bambini sono stanchi di stare a casa lontani da quella consuetudine che erano i compagni, le maestre, i collaboratori e l’ambiente tutto. Il loro pensiero vola al giardino ed ai momenti felici di gioco che ricordano riferendo ”Il nostro giardino è bellissimo”. Anche attraverso la freddezza del computer si può leggere negli occhietti dei nostri piccoli alunni la speranza di poterci al più presto ritornare. Grandi sono le emozioni che loro vivono nell’incontrarsi, vedersi, salutarsi, e meravigliarsi chiedendo notizie se qualche compagnetto manca o ancora peggio piangere perché le maestre non riescono a sentire quello che vogliono dire perché non c’è linea.

MAESTRA quando ritorniamo a scuola

Dall’altra parte dello schermo le stesse emozioni sono vissute da noi docenti, ci si riempie il cuore di gioia ogni volta nel vederli volenterosi di raccontarci tante cose  e grande è lo sforzo che facciamo per rassicurarli ed  infondere in loro la speranza che  presto questa lontananza finirà e  che potremo presto incontrarci di nuovo  e tutto sarà bellissimo.

Ed intanto, speranzosi, si va avanti giorno dopo giorno svolgendo questa DaD che ormai ci appartiene. Se per un attimo ci distraiamo ecco che la nostra giovane utenza ci richiama mandandoci un video whatsapp: “Maestra sto aspettando il lavoro quando me lo mandi?” e noi siamo felici che in  questo ambiente di apprendimento, di didattica digitale, niente si ferma ma, con un diverso modo, l’entusiasmo va avanti e, tutti, tirando fuori il meglio di noi, facciamo la nostra parte. Ci sentiamo di ringraziare i genitori che, con grande pazienza, ci hanno sopportato e supportate divenendo quel trait d’union indispensabile per rendere possibile la trasmissione  giornaliera  delle attività educative e didattiche da far svolgere ai propri figli. Dobbiamo dare atto che hanno cercando sempre di armonizzare i due ruoli, questo di insegnante non voluto ma necessario  divenendo loro malgrado il mezzo affinché  il processo di apprendimento sia potuto andare avanti. Grazie.  

L’ impegno e la costanza ci ha mosso anche in questo periodo di DaD, spingendoci a cercare di continuare a trasmettere non semplici contenuti ma di intessere, pur a distanza, relazioni  di affetto, di fiducia, di gratificazione per ammortizzare l’ isolamento che molto ha pesato su noi tutti ed in particolare sui  bambini.

#Scuola dell'Infanzia di Badiapenna

Gli alunni della Scuola Secondaria di I grado hanno partecipato con i loro elaborati artistici alla celebrazione del centenario della nascita di Gianni Rodari, tematica proposta dall’associazione Giò Madonnari.

A causa dell’emergenza covid 19 la pregevole iniziativa è stata proposta alle scuole d’Italia in modalità on line. I giovani artisti delle sedi di Nicotera e Joppolo si sono aggiudicati le prime posizioni nella pubblicazione dei Festeggiamenti Rodariani sulla pagina Facebook dell’Associazione no profit che diffonde da anni attività culturali e creative per giovani.

GiòMadonnari2020

#Scuola Secondaria di I grado penna

Non ho mai incontrato un animale selvatico. O almeno così credevo.
Erano le 18 e 30 di uno dei primi giorni di novembre.
Io e la mia famiglia eravamo andati in un bosco per fare una passeggiata e a raccogliere castagne e funghi e essendo un'area in cui era vietato cacciare, potevamo muoverci tranquillamente.
Mentre stavo camminando, sentii un rumore che , quando mi girai, scoprii essere stato causato sa un coniglio. Appena mi vide, il coniglietto scappò e non sapendo nemmeno io il perché, decisi di seguirlo, lasciandomi i miei fratelli alle spalle. Mentre correvo dietro al coniglio, senza guardare dove mettevo i piedi, inciampai nelle radici di un albero che fuoriuscivano dal terreno e scivolai in un piccolo burrone. Per fortuna non mi feci molto male, sbucciandomi solo un ginocchio, senza sentire però alcun dolore, e sporcandomi di terra. Fu in quel momento che li vidi, di fronte a me vi erano due lupi, un maschio e una femmina. Il maschio aveva il manto di un marroncino così chiaro da sembrare quasi oro quando veniva colpito dai raggi del sole, che, essendo quasi ora del tramonto, stava via via tingendosi di un bel rosso acceso. Rosso come il manto della lupa che avevo di fronte in quel momento.
Anche vedendoli avvicinarsi a me, io rimasi immobile, inginocchiata. Intorno a me gli alberi dalla corteccia marrone scuro, erano ormai spogli e le foglie cadute si erano accumulate al suolo, formando un bellissimo tappeto dai variopinti colori caldi. I lupi continuarono ad avvicinarsi e io non riuscii a smettere di fissarli, incantata dalle loro figure. Sentii nel cuore un mix di paura, stupore e anche un po' di felicità per aver avuto la fortuna di incontrare i miei animali preferiti. Arrivati a un passo da me, mi annusarono. Non mi mossi di un centimetro; avevo l'impressione che non fossero cattivi. E infatti, dopo un paio di minuti, se ne andarono, lasciandomi da sola. Intanto i miei fratelli si erano avvicinati e mi stavano chiamando. Come se le loro voci mi avessero risvegliata, puntai gli occhi sul tramonto e...
A quel punto aprii gli occhi, accecata dai colori del tramonto che filtravano dai vetri della finestra; un tramonto simile a quello che aveva fatto da sfondo a quell'incontro così strano e allo stesso tempo così magico. Mi resi conto di trovarmi a casa mia e di essermi addormentata: era stato tutto un meraviglioso sogno.

#Scuola Secondaria di I grado di Nicotera - Classe III B - Stilo Chiarapenna

Compito di realtà 2. Realizzazione di una mascherina antivirus. Classe III Badia. page 0001

#Scuola Primaria di Badia - Classe Terzapenna

Durante questi mesi di DaD i bambini hanno condiviso con le maestre i loro momenti in cucina con le mamme.
Da qui è nata l'idea di fare un  laboratorio di cucina a distanza che ha permesso ai bambini di capire la fatica e l’arte che c’è dietro la  preparazione del cibo.
Anche se  cucinare è una “cosa da grandi” diventa per i bambini un gioco sensoriale che fà conoscere di che cosa è fatto il cibo,i sapori, gli odori e la consistenza, manipolare è una delle attività più divertenti per un bambino e sperimentare la trasformazione degli alimenti è una diversa modalità di conoscere,acquisire consapevolezza delle proprie abilità, di sviluppare l’autonomia e la creatività.
 
Dad

#Scuola dell'Infanzia di Caroniti penna

 

#Scuola Primaria di Badia - Classe Quinta penna

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